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Lavorare con tre centri: polpette di ceci

Nov 01, 2018 No Comment


L’uomo è composto da tanti ‘io’. Questi io formano le varie personalità esattamente come un melograno è composto da tanti semi e compartimenti. Alcune di queste personalità sono in accordo alla nostra essenza cioè l’elemento che è innato in noi e di fatto sono nate per proteggerla. Altre si sono formate per imitazione, adattamento ed educazione. Un protettore di larghe vedute è differente da un tiranno.

È molto importante comprendere il lavoro sbagliato dei centri perché non è possibile altrimenti avere una macchina bilanciata. Una macchina bilanciata è una macchina che spreca meno energia che a sua volta può essere utilizzata per il lavoro su di sé.

Da una parte c’è la macchina con i suoi centri e le sue funzioni esattamente così come sono e poi ci sono i centri come potrebbero essere. Lavoriamo non soltanto su quello che siamo, ma anche per quello che potremmo divenire. I centri rispondono in modo differente alle fluttuazioni della consapevolezza. Potremmo anche dire che nel terzo stato di consapevolezza si attivano funzioni che normalmente sarebbero solo potenziali.

Da un punto di vista soggettivo e personale, esiste solamente ciò a cui prestiamo attenzione. Ciò che non vediamo, non sentiamo, non percepiamo, non esiste. L’attenzione è un potente strumento che può essere usato intenzionalmente per evolvere; allo stesso tempo la meccanicità ci spingerà in uno stato sempre più introspettivo, soggettivo, fatto di pura immaginazione. Con il tempo, ogni persona costruisce un proprio mondo immaginario ed è in questo mondo irreale che la consapevolezza deve sopravvivere. Ogni volta che la realtà cerca d’infrangere la bolla immaginaria nella quale ci siamo rifugiati, la macchina diventa negativa. È in questo senso che, come diceva Aristotele, percepire è patire. Patire in senso di pathos. Da questo punto di vista, non è assurdo affermare che è la consapevolezza stessa a spingere dall’interno verso l’esterno per incontrare la realtà.

Dovremmo comprendere in modo oggettivo come lavorano le funzioni, a cosa servono, quali sono le loro potenzialità e limiti. Il centro istintivo non può, né deve amare come il centro emozionale. Non è suo compito e sarebbe assurdo aspettarselo. Il centro istintivo è tendenzialmente freddo, spietato, calcolatore. Viviamo in una giungla, in uno dei luoghi più remoti dell’universo. È ovvio che la macchina voglia proteggersi e che la vita di tutti i giorni non inviti ad avere un atteggiamento differente. Le delusioni, le sconfitte, le ferite subite, i rimproveri, il cinismo, la crudeltà, supportano la visione istintiva, la diffidenza e la chiusura. Eppure, nonostante tutto, dobbiamo imparare ad essere aperti e flessibili ed andare oltre i limiti naturali dei centri. Dobbiamo imparare. Questo è la vera personalità: un ponte tra i due mondi che deve essere costruito e mantenuto.

Un esempio semplice e pratico di come forzare i centri a collaborare, in questo caso in un ambiente protetto.

C’è una cena formale da preparare. Ci sono diversi ospiti e ci sono tante cose da fare su piani differenti: pensare al cibo, alle impressioni emozionali e al contenuto della cena. Nulla può essere lasciato al caso. I centri devono lavorare in armonia aiutandosi a vicenda intenzionalmente. Dobbiamo dirigerli esattamente come fa un direttore con la sua orchestra. Alla cena ci sono amici che hanno intolleranze alimentari e un vegetariano. Non è semplice soddisfare le esigenze istintive di tutti; bisogna comprendere che è una sfida psicologica prima che pratica.

Il centro istintivo dopo attento esame suggerisce di cucinare un piatto interessante che può soddisfare le esigenze di tutti, con qualche accorgimento. Ho preso tre scatole di ceci da 250 grammi cadauna. Potrei lavare i ceci e metterli direttamente nel frullatore, invece gli tolgo le bucce una ad una per renderli più digeribili. Nessuno mi obbliga in questa operazione, che mi prende 30 minuti, ma ho verificato da anni che il nostro stomaco ha difficoltà a digerire alcune bucce, ad esempio quella dei peperoni o dei pomodori – soprattutto crudi – e non può digerire alcuni semi, ad esempio quelli delle melanzane, dei pomodori o delle zucchine. Per pigrizia e comodità potrei ignorare queste informazioni istintive, oppure usarle per fare qualcosa che rassomigli al prendersi cura degli altri, ad un amore intenzionale. Prendersi cura dello stomaco degli altri, del suo benessere, è una forma di amore istintivo, forse primitivo ma non scontato, né da sminuire.

Uso le uova del contadino che conosco. Lavoro con amore l’impasto delle polpette e uso un buon olio per friggere. Preparo a metà pomeriggio gli ingredienti che mi serviranno la sera al fine di esser pronto a servirli freschi poco prima della cena, senza dover far aspettare più del dovuto gli ospiti una volta seduti a tavola. Pulisco la stanza dove mangeremo. Stiro la tovaglia e i tovaglioli di stoffa. Pulisco bene con un panno i bicchieri di vetro che useremo per la cena. Metto il vino bianco in frigo. Scendo a comprare un mazzo di fiori che useremo per una composizione floreale da mettere al centro del tavolo. Stampo i segnaposti e una piccola citazione da leggere per ogni ospite affinché possa nutrire il tema prescelto per la serata. Apparecchio con calma e cura. Questa è l’essenza della storia: portare intenzionalità in ogni cosa che faccio, sento, percepisco. Ogni centro ama a modo suo e noi dobbiamo insegnargli come servire, come essere utili a noi stessi e agli altri.

Quello che ho appena descritto è solamente un esempio di preparazione alla cena. Se lavoreremo con intenzionalità prima dell’evento ci sono tutti i presupposti affinché anche la cena segua una certa linea ascendente.

Come ricercatori della verità abbiamo l’obbligo di prenderci cura del tempo presente sia nelle piccole cose che nelle grandi, sia nelle semplici che in quelle complesse. Il Sistema della Quarta Via, come ogni altro Sistema, non è altro che una raffinata collezione di parole se non lo mettiamo in pratica in modo concreto e semplice.

Buon lavoro,
Fabrizio Agozzino

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