Recensione Film

Knight of Cups

Set 27, 2019 No Comment
Knight of Cups – 2015

Knight of Cups, scritto e diretto da Terrence Malick ed uscito nel 2015 nelle sale statunitensi, avrebbe potuto essere un vero capolavoro. Il mio personale punto di vista, tutto da verificare, è che l’incompletezza del film di Malick sia dovuta alla stessa incompletezza interiore del regista, ancora alla ricerca di una reale via evolutiva.

Il film pretende con forza di essere una metafora del percorso interiore che l’anima deve compiere per raggiungere la libertà, che di fatto è il titolo dell’ultimo degli otto capitoli del film. Ogni capitolo, a parte l’ottavo, è collegato ad uno dei tarocchi degli arcani maggiori. La connessione tra gli arcani maggiori e i vari personaggi del film non è del tutto chiara ed è discutibile che Malick non abbia optato, per coerenza, di chiudere il film con l’arcano XXI, Il Mondo.

Il Knight of Cups è il cavaliere di coppe degli arcani minori. Nell’antica tradizione della divinazione, quando questa carta esce rivolta verso l’alto rappresenta il cambiamento e ottime prospettive, soprattutto amorose; quando è rivolta verso il basso, rappresenta inaffidabilità, inganno, promesse non realizzate.

Tra i vari personaggi che Christian Bale incontra – nel ruolo di Nick – merita una menzione speciale Christopher – Peter Matthiessen – che spiega a Nick come dopo tanti viaggi e avventure in oriente alla ricerca della spiritualità all’interno della via monacale, abbia deciso di tornare a Los Angeles ed insegnare una sola cosa: il tempo presente. Lo ‘stile’ della casa di Christopher e la ‘cura’ del giardino, paiono tuttavia in contraddizione con quanto affermato dallo stesso Christopher: perché vivere in una casa Zen e avere lo stile di vita di un monaco quando si è compreso ed affermato che la Via del monaco, non è la propria Via?

Knight of cups non è un film semplice da seguire perché Mallick, amante del bello, riempe ogni scena di tante impressioni: musica, riflessi, immagini, citazioni, colori, suoni, parole… rimbombano costantemente nel silenzio generale. Non è sempre ovvio, per chi osserva, comprendere le associazioni psichiche del regista, del perché si stia inquadrando una scalinata vuota, piuttosto che un muro o la spuma dell’oceano. Sembra esserci un nesso con lo stato interiore del protagonista, ma queste associazioni paiono, il più delle volte, fine a se stesse o comunque risultano di difficile lettura.

Se si è disposti a guardare questo film senza ricercare necessariamente un nesso logico tra le varie parti, semplicemente per il piacere di godere di qualcosa di bello e poco ortodosso… allora Knight of Cups rappresenta, esotericamente parlando, il perfetto stato interiore di una persona con un centro magnetico, alla ricerca della Verità.

Osservare e ricercare, osservare e ricercare…

Buona visione,
Fabrizio Agozzino

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