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Incendies (2010)

Set 26, 2019 No Comment
La Donna che Canta (2010)

Mi piace pensare che ogni movimento, di qualsiasi natura esso sia, prenda vita e corpo dall’unione di un certo tipo di visioni, concetti, idee ed opere, piuttosto che dall’unione e raggruppamento di un certo tipo di personalità e artisti. Lo stesso dovrebbe valere per i film: al di là del fatto che sia un thriller, una commedia o un dramma, è l’idea di fondo che dovrebbe rendere quel film valido all’interno di un insieme più grande e coerente di quel ‘filone’. Alcuni film, per quanto belli di per sé, acquisiscono valore, intelligenza e profondità soprattutto quando si osservano dal punto di vista di un corpo composto da tante pellicole. Ho visto Incendies la prima volta nel 2013 e ho avuto la fortuna di poterlo rivedere una seconda volta recentemente. Sento che questo secondo passaggio è stato molto più interessante e profondo, grazie alla visione – nel frattempo – di altre pellicole che hanno arricchito il mio bagaglio conoscitivo di un soggetto specifico.

Incendies è uscito nelle sale canadesi nel 2010 e in Italia nel gennaio del 2011 con il nome ‘La Donna che Canta’. Potrebbe essere considerato un film politico-sociale, interessato ad esplorare il senso di appartenenza alla famiglia e alle radici. Ad uno sguardo più attento è un film che parla del destino in generale, e del karma di una famiglia che necessita di essere visto, compreso ed accettato al fine di poter liberare tutti gli inconsapevoli attori, e rendere possibile la pace. Un film profondo e crudo che è anche una metafora dell’assurdità della guerra e della violenza fratricida che distrugge tutto ed infine divora se stessa, come nel simbolo dell’uroboro.

Uroboro

Geniale la breve introduzione della vita privata di Jeanne Marwan. All’inizio del film viene presentata come l’assistente di un professore di matematica che, alla prima lezione all’università, avvisa i suoi studenti che si trovano al principio di un percorso solitario e complesso: la matematica pura. In quel regno, li avvisa il docente, non ci sono soluzione logiche o prestabilite e solamente una mente non-razionale può affrontare e risolvere problemi che di per sé appaiono irrisolvibili. Questo è il prologo che introduce al viaggio di Jeanne in un luogo distante, sconosciuto, sulle orme del passato. La conseguenza di questo prologo e del viaggio dei fratelli Marwan ci porta alla domanda finale di Simon: “Può uno più uno fare uno?” La risposta è sì, esattamente come in Predestination.

Predestination

Incendies, insieme ad altri film come Interstellar, Mr. Nobody, Café de Flore, Looper, Black Mirror Bandersnatch, Synecdoche New York, Revolver, Memento e appunto Predestination, solo per citarne alcuni, entra a pieno diritto a far parte della grande famiglia dei film sul Tempo. Guardando tutti questi titoli presi insieme e sentendo all’unisono l’essenza delle loro trame, ci si rende conto che alcune opere non esistono solamente per se stesse, ma sono come un corpo formato da idee e concetti sparsi lungo la linea del tempo: il Movimento dei film sul Tempo.

È come se l’universo avesse bisogno che l’umanità comprendesse alcune aspetti dell’esistenza e continuasse a ripresentarci sotto differenti forme lo stesso concetto, visto da differenti punti di vista. Incendies – che significa distrutto dal fuoco – mi ha ricordato questo: non c’è modo di fuggire dalle nostre azioni, ogni debito prima o poi deve essere ripagato, se non in questa vita, allora nella prossima, vedi Café de Flore.

Buona Visione,
Fabrizio Agozzino

C’è qualcosa di veramente interessante nella legge di causa ed effetto. È chiaro che tutte le cause che abbiamo creato nelle nostre vite, e i cui effetti non abbiamo ancora sperimentato, rimangono in forma latente fino al giorno inaspettato in cui, colti di sorpresa, chiamiamo l’inevitabile risultato ‘accidente’. Presto o tardi, tutti gli “affari lasciati in sospeso” devono essere portati a termine e, tutti i bilanci devono essere fatti quadrare. L’uomo saggio cerca di pagare i propri debiti prima che gli venga presentato il conto; cerca di tirare le fila allentate della sua vita, almeno nella propria mente se non lo può fare nella realtà. Ed ogni pagamento richiestogli nella vita lo affronta con zelo, contento di pagare un’altra rata. In qualche modo questa comprensione sembra produrre il desiderio di accettare qualunque cosa arrivi e di non combatterla…
Rodney Collin, La Teoria dell’Armonia Conscia

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