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La koinè è un antico dialetto greco, che fu importante non solo nella storia dei Greci, in quanto primo dialetto comune, ma anche per il suo impatto nelle civiltà del Mar Mediterraneo durante l’età ellenistica. La koinè si impose come lingua franca di tutto il Mediterraneo centro-orientale dei regni ellenistici, sia nell’uso parlato sia in quello scritto, compresa l’uso letterario.

La koinè è anche la lingua originale del Nuovo Testamento della Bibbia cristiana e anche il mezzo per l’insegnamento e la diffusione del Cristianesimo. Inoltre fu, anche se non ufficialmente, la seconda lingua dell’Impero romano. A partire dal III secolo, vennero utilizzati dei manuali chiamati Hermeneumata, con lo scopo di insegnare la lingua latina a coloro che parlavano il greco e per insegnare la lingua greca a coloro che parlavano il latino. 

Nella Koinè sosteniamo e divulghiamo l’insegnamento conosciuto come Quarta Via, un sistema che permette di approfondire e sviluppare la conoscenza della natura umana sia a livello fisico che psichico. Il sistema fu introdotto in Europa dal Sig. G.I. Gurdjieff nei primi del 1900 e diffuso successivamente da P.D. Ouspensky, Maurice Nicoll, Rodney Collin Smith ed altri eminenti pensatori ed esploratori del novecento.

Il nostro linguaggio comune, tuttavia, non sarà la Quarta Via ma lo Spirito, in quanto il Sistema – cioè l’aspetto pratico della Quarta Via – non è altro che un mezzo attraverso cui lo spirito può manifestarsi nel tempo e rendere più chiara l’incomprensibile realtà quotidiana: chi sono io? Come posso conoscermi oggettivamente? Qual è il mio ruolo in questa vita? Per quale motivo sono stato chiamato a vivere questa esperienza terrena? Quali sono gli strumenti a mia disposizione per evolvere? 

Per dirla con le parole del grande poeta Farid un-Din Attar:

“L’origine della ricerca è l’Amato, e la ricerca conduce all’Amato, non c’è altro che debba essere aggiunto”.

Il nome “Quarta Via” è usato per differenziare il sistema da altri che Gurdjieff ha descritto in relazione al loro specifico lavoro sull’essere:

La via del Fachiro, si esprime attraverso l’uso del corpo per raggiungere un livello di consapevolezza superiore.
La via del Monaco, si esprime attraverso l’uso della componente emozionale, come la fede e il “rapimento” mistico.
La via dello Yogi, utilizza la parte intellettuale attraverso la conoscenza.

La Quarta Via si fonda sull’uso equilibrato di tutte le funzioni attraverso il loro sviluppo simultaneo. Gurdjieff enfatizzava la necessità di uno sviluppo complessivo al fine di ottenere un risultato individuale completo che non necessiti difficili e dolorosi processi di ricostruzione in un secondo tempo. Secondo le descrizioni riportate negli scritti di Ouspensky (Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto), un uomo che abbia raggiunto certe capacità attraverso le prime tre vie, per diventare completo deve, attraverso un processo complesso e doloroso di “rifusione” di quanto ha precedentemente cristallizzato, iniziare da capo un lavoro su quelle parti che ha lasciato sottosviluppate; in questo senso il lavoro delle prime tre vie può essere più pericoloso e difficile del lavoro sulla Quarta Via.

Gurdjieff non ha mai chiamato il suo insegnamento la Quarta Via, fu Ouspensky ad usare il nome per indicare l’insegnamento del maestro. Il testo, pubblicato postumo, degli incontri di Ouspensky si intitola “La Quarta Via”. Oggi l’insegnamento di Gurdjieff è conosciuto come “Il Lavoro” o “Lavoro su di sé” o semplicemente “Lavoro”.

La koinè, esotericamente parlando, nasce nella primavera del 2008. Lo spirito di oggi come quello di allora è lo stesso: utilizzare i vari insegnamenti esoterici filtrati con la lente della Quarta Via per un lavoro pratico su se stessi. Per questo motivo 

La comunità è principalmente online ed è composta da persone che ogni giorno s’impegnano seriamente a trovare il bandolo della matassa e ad emergere dal sonno ipnotico nel quale inconsapevolmente viviamo. Coloro che compongono il gruppo si confrontano quotidianamente per mezzo di un gruppo privato su Facebook. In questo gruppo condividiamo comprensioni, esercizi, successi, perplessità, immagini e fotografie che possano ispirare il lavoro interiore.

Cena nella terrazza della casa Koinè

La Koinè ha un fondatore: Fabrizio Agozzino; il desiderio di questa organizzazione tuttavia, non è quello di avere una rigida struttura piramidale. Quello che si ricerca in questo gruppo è l’unità, nella diversità.

Il ‘punto centrale’ è cambiare il proprio ‘livello dell’essere’ da uomini n.1, 2 e 3 a uomini numero 4. Questo livello d’essere non è permanente. Una volta raggiunto, deve essere nutrito e rafforzato. Un maturo uomo numero quattro avrà un centro di gravità permanente nel Lavoro. Se pensi che sia facile oppure scontato raggiungere questo livello d’essere allora non hai ancora Visto quanto è profonda la tana del bianconiglio. Ci vogliono anni di serio, costante e sincero Lavoro per divenire uomini numero quattro e la guida di persone che hanno già superato determinate prove.

Uno degli scopi fondamentali del gruppo dunque è quello di trovare sinceri Ricercatori della Verità, desiderosi di lavorare su se stessi, sotto il tetto di un insegnamento pratico che li istruirà ed ispirerà attraverso la rivisitazione delle antiche scuole viste dalla prospettiva della Quarta Via. Ognuno di questi ricercatori potrà e dovrà contribuire fattivamente alla crescita spirituale del gruppo. Ognuno sarà responsabile per il proprio lavoro e Fabrizio cercherà d’ispirare ed indirizzare il lavoro di ogni Ricercatore. Questo gruppo non è semplicemente interessato alle idee di altri Sistemi, ma alla messa in pratica di qualsiasi tecnica che si è dimostrata utile e veritiera verso l’affrancamento dalla schiavitù della propria meccanicità e dal proprio sonno.

Leggi cosa dicono di noi su Facebook cliccando qui.

…alcuni pareri…

Condiviso da Monica V. (Genova)
“Koinè, imparare a vivere in cammino”

Ho trovato Koinè casualmente su internet, ero interessata a partecipare ad un seminario on line su “essenza e personalità”. Stavo facendo una mia ricerca personale, avevo letto parecchi libri ma mi stavo accorgendo che queste letture non mi stavano portando da nessuna parte.
Avevo bisogno di un confronto con altri ricercatori e di condividere il mio percorso con qualcuno. La solitudine di quel periodo mi stava esaurendo, non riuscivo più a distinguere la realtà dalla fantasia. Alcuni principi e concetti che avevo trovato su alcuni libri di buddhismo, come non attaccamento, trasformazione della sofferenza, liberazione, li sentivo molto vicini, ma come viverli sulla mia pelle? La mia comprensione era solo intellettuale. In Koinè ho trovato una bussola che mi indica la direzione da seguire e tanti compagni di viaggio che hanno le mie stesse aspirazioni, paure e difficoltà. In questi mesi di percorso comune ho avuto molte comprensioni, sono finalmente riuscita a vivere alcuni dei concetti che avevo trovato nelle mie letture. Mi sono stati dati anche preziosi strumenti che mi aiutano ad osservare e conoscere me stessa in una maniera corretta e profonda. Avevo iniziato la mia ricerca spirituale pensando ad una meta, ora so che in questo viaggio non c’è una partenza ed un arrivo, come non ci sarà un ritorno, ma solo il cammino. Grazie a Koinè sto anche pian piano nutrendo la speranza di andare incontro all’ignoto perché, in fondo, ciò che mi ha spinto a ricercare è la convinzione profonda, che mi accompagna da sempre, dell’esistenza di una realtà molto più ricca di quella che i nostri sensi assopiti ci vogliono far vedere.
“Un vero viaggio non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi”. (Marcel Proust)

Condiviso da Cristina B. (Roma)
“Arrivare alla fonte”

Il lavoro portato avanti con la Koinè in soli pochi mesi, grazie all’auto osservazione, ha generato alcune comprensioni personali molto profonde: giudico e opprimo gli altri. Alla mia ‘macchina’ pare che la vita meriti di essere vissuta solamente se si ha un compagno di vita. Il mio bisogno di attenzione è diminuito ma sempre presente. Ho ho notato brevi momenti di presenza spontanea, come se accadessero involontariamente. La luce che mi arriva è solo il riflesso del vero Sole. Vorrei arrivare alla fonte. Sono grata come non mai per quanto ho trovato e per come il Lavoro procede. Grazie.

Condiviso da Sandra P. (Brescia)
Riflessioni.

Tutto ciò che è ancorato alla materia non ha permanenza. Mi sono più volte chiesta perché resto sul cammino,nonostante la sofferenza che mi provoca il deporre le mie maschere meccaniche. Da dove viene questo mio profondo anelito che non mi abbandona mai?
La mia anima, ciò che realmente sono, al di là di questo vestito di corpo, riesce a superare la personalità automatica e riesce a scavalcare il muro che questa ha creato per dominarmi. Ho capito che la mia anima è in grado di farsi ascoltare! È questa la ragione per cui resto nella Via, nella Koinè, nonostante gli sconforti e le continue cadute.
Per questa ragione riesco ad accettare la sofferenza che nasce dalla mia personalità automatica; capisco che solo la sofferenza permette il processo di trasmutazione in qualcosa di superiore.
Così facendo ascolto la sottile e debole voce che mi viene dal profondo e le chiedo di parlare, parlare ancora. Mi sembra di sentire le forze superiori che mi pervadono e attraversano e comincio a capire, scopro le cause e cerco di non subirne gli effetti.

Fabrizio Agozzino

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